Quando si parla di Carlos Tavares e Stellantis, non si parla soltanto di un ex amministratore delegato, ma di una stagione che ha cambiato il modo di gestire un grande gruppo automobilistico. Per capire cosa è successo e cosa resta oggi, nel 2026, bisogna guardare insieme alla fusione tra PSA e FCA, alle scelte industriali, alla transizione elettrica e al rapporto con il motorsport.
Le informazioni essenziali sull’era Tavares in Stellantis
- Ruolo: Carlos Tavares è stato CEO di Stellantis dalla nascita del gruppo, nel 2021, fino al 1° dicembre 2024.
- Risultato principale: ha contribuito alla fusione tra PSA e FCA e alla costruzione di un gruppo automobilistico globale.
- Metodo: la sua gestione puntava su riduzione dei costi, sinergie e margini elevati.
- Uscita: le dimissioni sono arrivate in una fase difficile, segnata da problemi commerciali, pressione sui risultati e divergenze strategiche.
- Oggi: dal 23 giugno 2025 il CEO è Antonio Filosa, impegnato a rendere il gruppo più vicino ai mercati e ai clienti.

Chi era Tavares e perché la sua gestione ha pesato così tanto
Carlos Tavares è un manager portoghese con una lunga esperienza nell’industria automobilistica. Prima di Stellantis ha guidato PSA Peugeot Citroën, dove ha realizzato un profondo risanamento economico e ha riportato il gruppo a una posizione molto più solida. La sua reputazione nasce proprio da quella capacità di intervenire rapidamente su costi, organizzazione e redditività.Con la nascita di Stellantis nel 2021, Tavares si è trovato alla guida di un gruppo nato dall’unione tra PSA e FCA, con marchi come Fiat, Peugeot, Citroën, Jeep, Alfa Romeo, Lancia, Opel, Maserati, DS Automobiles e Ram. La sfida non era soltanto sommare due aziende, ma evitare sovrapposizioni e trasformare una grande struttura internazionale in un sistema più efficiente.
Il suo stile era diretto e fortemente orientato ai numeri. Personalmente considero questo uno degli aspetti più interessanti della sua esperienza: Tavares non ha cercato di rendere tutte le marche uguali, ma di sfruttare piattaforme, componenti e tecnologie comuni lasciando ai singoli brand un’identità distinta.Questa impostazione ha prodotto risultati importanti, ma ha anche creato tensioni. Quando un gruppo riduce i costi e alza i prezzi medi dei modelli, può migliorare i margini nel breve periodo, però rischia di allontanarsi da una parte dei clienti. È una delle contraddizioni che hanno accompagnato l’intero percorso dell’ex CEO.
La strategia industriale tra sinergie e transizione elettrica
Il cuore del progetto era la condivisione industriale. Stellantis poteva usare le stesse piattaforme per veicoli diversi, distribuire motori e tecnologie su più marchi e ridurre i costi di sviluppo. Per il cliente questo significa spesso trovare componenti tecnici simili sotto carrozzerie differenti, mentre per il costruttore significa sostenere meglio gli investimenti.
Un esempio è rappresentato dalle architetture modulari, cioè basi tecniche progettate per ospitare modelli di dimensioni e marchi diversi. La logica è razionale, ma funziona soltanto se ogni vettura conserva una precisa personalità. A mio giudizio, il risparmio industriale diventa un problema quando il cliente percepisce che cambiano solo il logo, il design esterno o la taratura elettronica.
Durante la gestione Tavares, la transizione verso l’auto elettrica ha assunto un ruolo centrale. Stellantis ha investito in piattaforme elettriche, batterie e nuovi sistemi di propulsione, ma il mercato non ha seguito ovunque lo stesso ritmo previsto dai piani aziendali.
La difficoltà è stata particolarmente evidente quando l’offerta elettrica è cresciuta più rapidamente della domanda reale. Prezzi elevati, infrastrutture di ricarica non uniformi, autonomia variabile e incertezza normativa hanno frenato molti automobilisti. L’errore più comune è pensare che la transizione dipenda solo dalla tecnologia: in realtà dipende anche da reddito, uso quotidiano, disponibilità di ricarica e fiducia nel valore residuo dell’auto.
La strategia successiva di Stellantis ha infatti ampliato l’attenzione a motori termici evoluti, sistemi ibridi e plug-in hybrid. Nel piano FaSTLAne 2030, presentato nel 2026, il gruppo prevede oltre 60 miliardi di euro di investimenti tra nuovi prodotti, tecnologie e piattaforme, con una gamma più flessibile rispetto all’impostazione iniziale.Perché Carlos Tavares ha lasciato Stellantis
Il 1° dicembre 2024 il consiglio di amministrazione ha accettato con effetto immediato le dimissioni di Tavares. Il suo mandato sarebbe dovuto terminare nel 2026, ma la separazione è arrivata prima, dopo mesi difficili per il gruppo e dopo l’apertura del percorso per individuare il successore.
Tra i problemi c’erano la debolezza di alcuni mercati, l’aumento delle scorte presso i concessionari, la pressione sui prezzi e il rallentamento della redditività. Il Nord America, area fondamentale per i risultati del gruppo, aveva bisogno di un intervento deciso per recuperare competitività e quote di mercato.
Non sarebbe corretto spiegare tutto con una sola causa. La crisi dell’auto ha coinvolto molti costruttori e ha sommato inflazione, tassi di interesse, costi logistici, concorrenza cinese, norme sulle emissioni e cambiamenti nelle preferenze dei clienti. Tuttavia, la velocità con cui Tavares ha applicato il suo metodo ha alimentato il confronto tra efficienza finanziaria e capacità di vendere auto desiderabili.
Il punto più delicato riguarda il rapporto tra prezzo e valore percepito. Un marchio può migliorare i margini aumentando il prezzo medio, ma se il prodotto diventa troppo costoso rispetto agli allestimenti, alla qualità percepita o alla concorrenza, la strategia perde forza. È una lezione utile anche per chi acquista un’auto: non basta guardare il listino, bisogna valutare dotazione, affidabilità, costi di gestione e valore di rivendita.
Le dimissioni non cancellano i risultati ottenuti. Tavares ha contribuito alla nascita di Stellantis, ha integrato strutture molto diverse e ha imposto una disciplina industriale che il gruppo non aveva mai avuto in quella forma. Il limite, semmai, è stato l’equilibrio tra una gestione molto rigorosa e un mercato che richiedeva maggiore elasticità.
Che cosa cambia con Antonio Filosa nel 2026
Il successore è Antonio Filosa, manager con oltre 25 anni di esperienza nel gruppo. Ha lavorato soprattutto in Sud America e Nord America, dove ha seguito marchi, vendite, operazioni industriali e qualità. Ha assunto i poteri di CEO il 23 giugno 2025, portando alla guida di Stellantis una conoscenza molto concreta dei mercati regionali.
La differenza rispetto a Tavares non va cercata solo nella nazionalità o nello stile personale. Filosa arriva da ruoli operativi e sembra voler avvicinare maggiormente le decisioni alle singole aree geografiche. Per un gruppo internazionale questa scelta ha senso, perché l’auto richiesta in Italia non coincide necessariamente con quella preferita negli Stati Uniti o in Brasile.
| Elemento | Approccio dell’era Tavares | Direzione successiva |
|---|---|---|
| Gestione | Controllo dei costi e forte disciplina finanziaria | Maggiore attenzione all’esecuzione locale |
| Prodotti | Condivisione di piattaforme e tecnologie | Gamma più flessibile tra elettrico, ibrido e termico |
| Mercati | Strategia globale con obiettivi comuni | Decisioni più vicine a clienti e concessionari |
| Priorità | Margini, sinergie e trasformazione industriale | Crescita profittevole, qualità e velocità di sviluppo |
Il piano FaSTLAne 2030 punta inoltre a ridurre i tempi di sviluppo dei nuovi modelli fino a circa 24 mesi, contro cicli che in precedenza potevano arrivare a 44 mesi. Per chi compra un’auto, questo può tradursi in aggiornamenti più rapidi, ma aumenta anche il rischio di acquistare un modello destinato a diventare tecnologicamente superato in poco tempo.
In Italia sarà importante osservare l’effetto sulle fabbriche, sulla rete dei fornitori e sui marchi storici. Il rilancio non si misura soltanto con i comunicati finanziari: si vede nella disponibilità dei ricambi, nei tempi di consegna, nella qualità dell’assistenza e nella capacità dei concessionari di proporre auto adatte alle esigenze reali.
Il legame con auto sportive e motorsport
Tavares non è stato un pilota e non ha costruito la propria immagine attorno alle corse. Il suo rapporto con il motorsport è stato soprattutto strategico, perché le competizioni possono diventare un laboratorio per batterie, software, gestione dell’energia, aerodinamica e materiali leggeri.
Il caso più evidente è DS Automobiles, marchio premium del gruppo impegnato in Formula E dal 2015. La divisione DS Performance ha sviluppato monoposto elettriche e ha utilizzato l’esperienza delle corse per sostenere la comunicazione e la ricerca tecnologica del brand.La Formula E è interessante proprio perché mette alla prova aspetti che contano anche sulle auto stradali. La gestione del recupero di energia, cioè la trasformazione della frenata in elettricità utile alla batteria, non è un semplice esercizio da pista: è una tecnologia che influisce sull’autonomia e sull’efficienza dei modelli elettrici.
DS ha raccolto due doppiette nei titoli mondiali, oltre a numerosi podi, vittorie e pole position. Il dato dimostra che il gruppo possiede competenze sportive solide, ma non bisogna confondere il successo agonistico con un’immediata ricaduta commerciale. Una tecnologia vincente in gara deve essere adattata a costi, sicurezza, durata e facilità d’uso prima di arrivare su un’auto stradale.
Anche Peugeot Sport e le altre attività sportive del gruppo contribuiscono a mantenere vivo il legame con la ricerca ad alte prestazioni. Personalmente trovo più convincente il motorsport quando il trasferimento tecnologico è chiaro, mentre considero meno utile la semplice esposizione di un logo da gara su un modello di serie.
Che cosa resta davvero dell’era Tavares per gli automobilisti italiani
Per chi guida in Italia, l’eredità più concreta è una gamma costruita su molte piattaforme condivise, con una scelta crescente tra benzina, ibrido, plug-in ed elettrico. Questo offre più alternative, ma rende anche più difficile confrontare i modelli: consumi dichiarati, autonomia e dotazioni devono essere valutati nell’uso quotidiano, non solo sulla scheda tecnica.
La stagione Tavares ha mostrato che il controllo dei costi è indispensabile, ma non sufficiente. Un gruppo automobilistico deve anche capire quanto il cliente è disposto a pagare, quali tecnologie riesce davvero a utilizzare e quale livello di assistenza riceverà dopo l’acquisto.
Nel 2026 la domanda più utile non è quindi se l’era Tavares sia stata un successo assoluto o un fallimento. La valutazione più realistica è che abbia creato una base industriale potente, lasciando però al nuovo management il compito di riconnettere margini, prodotti e persone. Per giudicare il futuro di Stellantis bisognerà osservare soprattutto tre elementi: qualità percepita, prezzi accessibili e capacità di rispettare le promesse.
