Come funzionano le colonnine di ricarica AC e DC

Anastasio Russo • 24 maggio 2026
Un uomo mostra i componenti interni di una colonnina di ricarica per veicoli elettrici, spiegando come funzionano.

Indice

Quando si collega un’auto elettrica a una colonnina, non basta trasferire corrente dalla rete alla batteria: il veicolo e l’infrastruttura devono riconoscersi, verificare la compatibilità e regolare continuamente la potenza. Capire come funzionano le colonnine di ricarica aiuta a scegliere il punto giusto, stimare i tempi e evitare errori durante una sosta o un viaggio.

La ricarica dipende da corrente, potenza e batteria

  • AC significa corrente alternata e indica una ricarica generalmente più lenta.
  • DC significa corrente continua e permette ricariche rapide, soprattutto in autostrada.
  • La velocità reale dipende dal limite del veicolo, non solo dalla potenza dichiarata dalla colonnina.
  • Per iniziare servono normalmente app, tessera RFID, QR code o pagamento contactless.
  • Il sistema interrompe la corrente se rileva un problema di sicurezza, un connettore inserito male o un’anomalia elettrica.

Una donna interagisce con una colonnina di ricarica Ionity, mostrando come funzionano le colonnine di ricarica per veicoli elettrici in un parcheggio.

Dalla rete elettrica alla batteria dell’auto

Una colonnina è un punto di collegamento tra la rete elettrica e il veicolo. Al suo interno troviamo protezioni, sistemi di misura, comunicazione dati e dispositivi che controllano l’erogazione. Nelle stazioni pubbliche possono esserci uno o più punti di ricarica, ma ogni punto gestisce normalmente una sola sessione attiva alla volta.

La differenza più importante riguarda il tipo di corrente. Con la ricarica AC, corrente alternata, l’energia arriva alla vettura e viene trasformata in corrente continua dal caricatore di bordo, chiamato anche on-board charger. È questo componente a stabilire quanta potenza può entrare nella batteria.

Con la ricarica DC, corrente continua, la conversione avviene direttamente nella stazione. La batteria riceve quindi energia con un passaggio più diretto, mentre la colonnina gestisce il controllo della potenza insieme al sistema elettronico dell’auto. È il motivo per cui le stazioni rapide sono più grandi, costose e impegnative per la rete.

La batteria non viene caricata in modo indiscriminato. Il BMS, Battery Management System, controlla tensione, temperatura e stato delle celle, comunicando alla colonnina quanta energia può accettare in ogni momento.

Cosa succede quando avvio una sessione

Il processo sembra semplice, ma dietro al gesto di collegare il cavo avvengono diversi controlli. Io lo riassumo in una sequenza pratica che aiuta anche a capire perché, a volte, la ricarica non parte.

  1. Identificazione. L’utente autorizza la sessione tramite app, tessera RFID, QR code o terminale di pagamento.
  2. Riconoscimento del veicolo. Auto e colonnina verificano il tipo di connettore e i parametri compatibili.
  3. Controllo di sicurezza. Il sistema verifica che il cavo sia inserito correttamente e che non ci siano dispersioni o anomalie.
  4. Negoziazione della potenza. Il veicolo comunica quanta energia può ricevere e la stazione stabilisce l’erogazione possibile.
  5. Monitoraggio continuo. Corrente, tensione, temperatura e percentuale della batteria vengono controllate durante tutta la sessione.
  6. Arresto controllato. La ricarica termina quando l’utente la interrompe, quando raggiunge il limite impostato o quando il sistema rileva un rischio.

Se la presa è libera ma la ricarica non parte, le cause più comuni sono banali ma frequenti: connettore non inserito fino in fondo, account non abilitato, connessione internet assente, presa incompatibile oppure colonnina temporaneamente fuori servizio.

Non bisogna forzare il cavo né scollegarlo tirando il filo. Prima si interrompe la sessione dall’app o dal terminale, poi si attende lo sblocco del connettore. In caso di errore persistente, conviene usare il numero di assistenza indicato sulla stazione.

AC, DC e HPC cambiano tempi e utilizzo

La potenza si misura in kilowatt, indicati con kW. Una batteria da 60 kWh caricata idealmente a 11 kW richiederebbe circa 5 ore da vuota a piena, ma nella pratica il tempo può essere maggiore e la potenza può ridursi vicino al 100%.

Tipo di ricarica Potenza tipica Uso più adatto Indicazione sui tempi
AC domestica 2,3-3,7 kW Ricarica notturna occasionale Molte ore
AC wallbox 7,4-22 kW Casa, lavoro, parcheggi Da circa 2 a 8 ore
DC rapida 50-100 kW Soste durante viaggi Circa 30-60 minuti per una ricarica parziale
DC ultra-rapida HPC 150-350 kW Autostrade e lunghe percorrenze Spesso 15-35 minuti per recuperare molta autonomia

Questi valori sono orientativi. Una stazione da 350 kW non rende automaticamente l’auto capace di ricevere 350 kW: molti modelli si fermano a 100, 150 o 200 kW. Inoltre la potenza massima viene mantenuta solo per una parte della sessione, perché il veicolo la riduce per proteggere la batteria.

Secondo ACEA, in Europa i punti AC sotto i 22 kW sono molto più numerosi delle stazioni DC rapide. È una distribuzione logica: la ricarica lenta funziona bene quando l’auto resta parcheggiata a lungo, mentre la ricarica rapida ha senso quando il tempo è il fattore decisivo.

Connettori e compatibilità da controllare prima di parcheggiare

In Italia e nel resto d’Europa il connettore più comune per la ricarica AC è il Type 2. Può essere una presa sulla colonnina, alla quale collegare il proprio cavo, oppure un cavo già fissato alla stazione.

Per la ricarica rapida delle auto elettriche si usa soprattutto il CCS Combo 2. È basato sul Type 2, ma aggiunge due contatti inferiori per il passaggio della corrente continua. Il cavo è normalmente collegato alla colonnina perché deve sopportare correnti elevate.

Il CHAdeMO è ancora presente su alcune stazioni e su diversi modelli meno recenti, ma non è il formato dominante nei nuovi impianti europei. Le vetture più vecchie possono inoltre incontrare prese Type 3A, soprattutto in infrastrutture installate anni fa.

Prima di avviare la sessione controllo sempre tre elementi:

  • il tipo di presa supportato dall’auto;
  • la potenza massima accettata dal caricatore di bordo;
  • la disponibilità effettiva della presa, non solo della stazione.

Le auto ibride plug-in possono collegarsi alle colonnine, ma in genere hanno batterie più piccole e una potenza di ricarica inferiore. Un modello plug-in che accetta 3,7 kW non si ricaricherà più velocemente solo perché collegato a una colonnina AC da 22 kW. Una normale ibrida non plug-in, invece, non può essere ricaricata dall’esterno.

Come si paga e quanto conta la modalità scelta

La ricarica pubblica può essere avviata con l’app dell’operatore, una tessera RFID, un QR code oppure un sistema contactless, quando disponibile. Alcune app permettono anche di vedere potenza, prezzo, stato della presa e storico delle sessioni prima di collegarsi.

Il prezzo non è uguale dappertutto. ARERA ricorda che il servizio pubblico è offerto in regime di concorrenza e può prevedere un costo per kWh, una tariffa a tempo, un abbonamento mensile o combinazioni diverse. In certi parcheggi commerciali la ricarica può essere gratuita o scontata, ma spesso restano condizioni legate alla durata della sosta.

Prima di iniziare verifico sempre il listino visualizzato nell’app. Una tariffa apparentemente conveniente può diventare meno interessante se prevede un costo di occupazione dopo la fine della ricarica o se applica prezzi diversi ai clienti non abbonati.

La sessione dovrebbe terminare quando la batteria raggiunge il limite impostato, spesso l’80% durante i viaggi rapidi. Lasciare l’auto collegata a lungo dopo la fine può impedire ad altri utenti di usare la presa e, secondo il gestore, può comportare una penale.

Perché la stessa colonnina non carica sempre alla stessa velocità

La potenza indicata sulla colonnina è un valore massimo, non una promessa costante. Il risultato dipende dall’auto, dalla batteria e dalle condizioni del momento. La differenza può essere notevole, soprattutto nelle stazioni HPC.

Temperatura e percentuale della batteria

Una batteria fredda accetta meno energia, mentre una batteria molto calda può richiedere una riduzione della potenza. Anche lo stato di carica incide: sotto il 20% la velocità può essere elevata, tra il 20% e l’80% spesso è buona, oltre l’80% diminuisce sensibilmente.

Limiti del veicolo e potenza condivisa

Se l’auto accetta al massimo 11 kW in AC, una colonnina da 22 kW non dimezza i tempi. In una stazione con più prese, inoltre, la potenza disponibile può essere ripartita tra diversi veicoli, soprattutto quando il gestore usa il bilanciamento dinamico dei carichi.

Leggi anche: Troppo olio nel motore? Cosa fare e quando fermarsi

Cavo, rete e condizioni esterne

In AC il cavo deve essere adeguato alla potenza richiesta e all’impianto. A casa una wallbox da 7,4 kW può richiedere un controllo della potenza impegnata e un’installazione eseguita da un tecnico qualificato. Usare prolunghe comuni o adattatori improvvisati è una scelta rischiosa e non adatta a una ricarica prolungata.

La pioggia non rende di per sé pericolosa una ricarica progettata secondo gli standard: connettore e veicolo comunicano prima di alimentare i contatti. Il comportamento corretto resta comunque semplice: mani asciutte, cavo integro e nessuna manomissione della presa.

Il modo più semplice per scegliere la ricarica giusta

Per l’uso quotidiano io ragiono prima sulla sosta e poi sulla potenza. Se l’auto resta ferma tutta la notte, una wallbox AC è spesso la soluzione più equilibrata; se devo ripartire dopo pochi minuti, cerco una stazione DC compatibile con il limite reale della vettura.

Durante un viaggio non punto necessariamente al 100%. Una ricarica dal 10% all’80% è spesso più rapida e conveniente, perché evita la fase finale a potenza ridotta. Prima di fermarmi controllo anche il connettore, il prezzo, l’eventuale costo di occupazione e la presenza di una stazione alternativa nelle vicinanze.

In definitiva, una colonnina non è un semplice distributore di elettricità. È un sistema che coordina rete, cavo, auto e batteria. Conoscere questa logica permette di leggere correttamente i kW, stimare i tempi con maggiore realismo e usare l’infrastruttura in modo più sicuro e senza sorprese.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Con la ricarica AC, la corrente alternata viene trasformata in corrente continua dal caricatore di bordo dell’auto. Con la ricarica DC, invece, la conversione avviene direttamente nella stazione, permettendo potenze più elevate e tempi più brevi.

La potenza reale dipende dal limite del veicolo, dalla temperatura e dalla percentuale della batteria. Inoltre, oltre l’80% la potenza diminuisce e nelle stazioni con più prese può essere condivisa tra diversi veicoli.

Verifica che il connettore sia inserito fino in fondo, che l’account sia abilitato, che la presa sia compatibile e che la colonnina non sia fuori servizio. Controlla anche la connessione internet e, se l’errore persiste, contatta l’assistenza indicata sulla stazione.

Per la ricarica AC in Italia e in Europa il formato più comune è il Type 2, mentre per la ricarica rapida si usa soprattutto il CCS Combo 2. Alcune stazioni e auto meno recenti supportano ancora CHAdeMO o Type 3A.

Valuta l'articolo

Valutazione: 4.38 Numero di voti: 8

Tag

colonnine
wallbox
connettori
batterie
ricarica
Autor Anastasio Russo
Anastasio Russo
Mi chiamo Anastasio Russo e la mia passione per il mondo dell'auto, la sicurezza stradale e le pratiche di circolazione mi accompagna da ben 15 anni. In questo tempo, ho avuto modo di approfondire le dinamiche che regolano il nostro modo di muoverci su strada, cercando sempre di offrire informazioni chiare e utili. Il mio obiettivo è rendere accessibili argomenti che a volte possono sembrare complessi, analizzando le normative, le novità in termini di sicurezza e le migliori pratiche per una guida consapevole. Mi dedico a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che ogni contenuto sia accurato e aggiornato, con la speranza di contribuire a una maggiore sicurezza per tutti noi automobilisti.

Condividi post

Scrivi un commento